Surfer Rosa

She/her. Ho donato il mio corpo alla scienza. Fritto misto, sposata.
Immagini, suoni e parole; tra qui e altrove.

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Sto solo andando a fare la mammografia.



Cito un commento che dice: “Came for the Stone Cold tank top, stayed for the killer licks. These guys know what they’re doing.”

Precious metal for precious people.

La mia cotta musicale del momento va tutta a loro.


spettriedemoni:

Domande a cui rispondere

Ringrazio @pianetatschai che mi tagga in questa simpatica catena.

1. Are you named after anyone?

Mi chiamo come mio nonno paterno, Vincenzo. Non vi dico le volte che mi hanno fatto la battuta di Miseria e Nobiltà con Totò “Vincenzo m'è padre a me”. Io rispondevo che a me era nonno.

2. Quando è stata l'ultima volta che hai pianto?

Quando è morto mio padre, ormai due anni fa.

3. Hai figli?

Ho un figlio maschio che chiamo Tigrotto.

4. Fai largo uso del sarcasmo?

Solo perché l'omicidio è illegale.

5. Quali sport pratichi o hai praticato?

Ho giocato a calcio ma a livello amatoriale dilettantistico e in squadre da 5 o 8 non certo a 11. Però ho fatto l'arbitro, vale? Ho praticato tennis con scarsi risultati.

Ora faccio camminate. Cioè non ora ora perché fa troppo caldo. Se ne riparlerà a settembre. Nell'attesa farò nuoto al mare.

6. Qual è la prima cosa che noti in una persona?

Fisicamente devono colpirmi gli occhi. Mi piacciono le persone intelligenti, non invadenti e generalmente ho scoperto di preferire persone riservate.

7. Qual è il colore dei tuoi occhi?

Castano scuro. Una volta mi dissero che sono “profondi”… non ho mai ben capito cosa significhi.

8. Scary movies o happy endings?

Mi piacciono i film di spavento anche se finiscono male. Va pur detto che se almeno al cinema non c’è l’happy ending ci resto male, un po’ come nel primo Nightmare che finisce… no vabbè dai niente spoiler.

9. Qualche talento particolare?

A parte disegnare, conosco a memoria i nomi e numeri di maglia della nazionale italiana campione del mondo 1982. Pure quella del 2006. Anche quella dell’Argentina 1986. Sono campione mondiale di procrastinazione e faccio pure una discreta pizza.

10. Dove sei nata?

Nella città di Gabriele D’Annunzio e di Ennio Flaiano, nella terra famosa più per gli arrosticini che per le sue montagne. Benché molti credano che Pescara sia nelle Marche sono nato in Abruzzo. A Pescara, per l’appunto.

11. Quali sono i tuoi hobby?

Modellismo ferroviario (che però non pratico non avendo sufficiente spazio e soldi), disegnare, leggere.

12. Hai animali domestici?

No nessun animale domestico. In generale pur amando molto gli animali preferisco non tenerli in casa perché mi sembrerebbe di tenerli sempre un po’ prigionieri.

13. Quanto sei alto?

Circa 1.77 m da disteso.

14. Materia preferita a scuola?

Disegno, italiano e storia. Ma alla fine molto poco italiano e storia e molto disegno. Ho imbrattato tutti i libri nelle seconde e terze di copertina con i miei disegni. Pure i libri di italiano e storia, ovviamente.

15. Dream job?

Disegnatore di fumetti.

A questo punto dovrei taggare qualcuno e scelgo @mybittersweet @crisigenerica @surfer-osa @labluesky e chiunque si senta di farlo.

Eccomi qua, in contrasto con la mia nomea di non risponditrice di catene e in tempi assurdamente veloci (rispetto alla mia lentezza cronica). Ti ho stupito @spettriedemoni?

1: Sono stata chiamata così in onore di Barbara Bouchet della quale mio padre era grande ammiratore, il mio è un nome che negli ultimi anni sta cadendo in disuso. Per i vicini di casa, quasi centenari, del quartiere della mia infanzia rimarrò sempre “bàrbera” (quasi come il vino).

2: Due giorni fa mi sono commossa per il compleanno di un caro amico e per la sua risposta agli auguri.

3: Non sono genitrice.

4: Il sarcasmo è alla base della sopravvivenza.

5: Ho praticato ginnastica artistica e tennis con risultati agonisticamente deprecabili (d'altronde usavo la racchetta per fare l'air guitar).

6: Soggiornando spesso in luoghi comuni catalizzatori di disgrazia e disagio (a.k.a. “gli ospedali”) la prima cosa che noto in una persona è come si rapporta al microcosmo circostante (potevo dire che la prima cosa che noto è il grado di gentilezza ma faceva tanto “orgoglio e pregiudizio”).

7: Blu con un sottilissimo accenno di nocciola che avvolge la pupilla.

8: Tutti e due a periodi alterni, vanno bene anche gli scary happy.

9: Ho il talento di farmi voler bene dagli animali.

10: Sono nata in provincia di Brescia, nel territorio di una ex colonia penale della serenissima (sto passaggio fa molto Dickens, vero?).

11: Quanto tempo ho per rispondere ai quali sono i miei hobby? Mi interessano e appassionano milioni di cose inerenti alla cultura in generale, ai vertici metterei la musica, la letteratura e la fotografia.

12: Ho due gatti e un cane. Non sono geneticamente programmata per poter restare in vita senza (almeno) un animale al mio fianco.

13: Non sono alta.

14: Lingue straniere, letteratura, scienze.

15: Così di botto (perché unire la parola “sogno” alla parola “lavoro” mi pare un pelino in contrasto) vorrei fare la coccolatrice di cuccioli poi, come lavoro dei sogni, ci metterei la distruttrice del patriarcato.


Trullallero, trullallà, l'assorbente dove sta?

Più o meno fa così il mantra che recito mentalmente mentre sono costretta, recandomi all'appuntamento con la psicologa, a camminare tutto strano di sghimbescio perché il materasso l'assorbente senza le ali mi si è messo di traverso.

Sembra di avere una banana tra nel gambe but not in the yummy way.


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Questa storia è iniziata con le nostre madri e con i nostri padri per passare attraverso di noi.


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Grazie a “Non Una di Meno” di Brescia per aver portato in Piazza della Loggia la lotta che ci appartiene.


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Il mio guardaroba è composto dal 97% di capi neri ed ho due gatti (anche) bianchi a pelo lungo che stanno attraversando il periodo della muta.

Molto bene.


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Buon Primo Maggio.


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(siamo in una burrasca permanente)


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noi, due cuori ed un pennarello (soldande che shcrive bbiango)


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Contro ogni allevamento.

Contro ogni schiavitù.

Dinosauri in città!


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Punto 3: Jova spacca (le spiagge).


masoassai:

in tempi brutti o orrendi, il mio consiglio è di accogliere il dolore, tutto; e di tenere lo sguardo corto. se lo fisso sull'orizzonte degli eventi, sugli scenari prossimi complessivi mi si stringe lo stomaco, mi si buca il petto. ho ancora tanto da portare con me, persone, progetti, e la coppa delle cose belle inattinte è colma, sempre colma. allora: sguardo corto. che bel libro. che bei disegni. una voce al telefono. quei due che si baciano. il sole tra gli alberi. una battuta ben riuscita. una ricetta cucinata ammodo. la radio che passa moving in stereo. due passi nel sole. il dolore sta lì, è un basso continuo: non v'è inganno.

eppure



Prima o poi succede a tutt*, chi più chi meno.

Sullo smartphone ho ancora due messaggi di ieri a cui non sono stata capace di dare risposta e ci voglio provare ora.

Io non so come sto.

Sono felice e sono triste.

Mi sento come Tonya Harding (è una citazione per anzianə, chiedo scusa alle persone giovani) che si impegnava di brutto ma i sorrisi e i buoni propositi diventavano smorfie sgualcite. A volte insanguinate.

È morta la mamma di Dario, pochi giorni dopo che mi hanno dimessa dall'ospedale. È stato un calvario di anni e gli ultimi giorni sembravano interminabili.

Sono andata alla sala del commiato con le scarpe da ginnastica, il pigiama e il cappotto rosso. Mi sono un po’ vergognata. Le ho chiesto scusa per non essere stata una punk quanto lei che se ne sbatteva di quello che pensavano le persone (o almeno così dava a vedere).

Tra le poche cose che ho consigliato a Dario c'é stata la valutazione se rimanere o meno accanto alla bara al momento della chiusura. Il frangente in cui l'avvitatore inchioda le viti non te lo levi più dalle orecchie e dagli occhi.

La mia migliore amica d'infanzia ha scoperto un carcinoma al seno. Sono letteralmente scoppiata dalla rabbia.

Mio zio paterno sta morendo sedato dalla morfina. Mio padre ci sta lasciando a poco a poco, lentissimamente, con piccole dimenticanze che nel tempo sono diventate una fragilità sempre più ingombrante. È tornato un po’ bambino, a volte è facile stargli vicino mentre altre volte ti rende impossibile la vita (del resto è quello che ha sempre fatto). Cuore grande lui ma anche poche parole e mani pesanti che per ogni schiaffo ti facevano finire con la faccia nel piatto.

Io sarei anche felice ma le circostanze mi fanno sentire impotente. Di tanto in tanto mi nascondo, non rispondo più. Ho imparato dai miei gatti che ad una certa mi chiamano dal letto e aspettano me per intrufolarsi sotto alle coperte. Uno per fianco. Ci nascondiamo in bella vista.

Ho bisogno di tregua ma è un confine veramente labile. Mi tuffo nei libri, mi camuffo nelle storie di carta perché a volte mi assomigliano e a volte sono totalmente sconosciute.

Non so se ti ho risposto @der-papero ma in qualche modo ci ho provato ❤️


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